mercoledì 22 maggio 2013

Museo Gucci.

Un posto che fa sentire orgogliosi di essere italiani.
Il racconto di una storia di successo, di un'impresa conosciuta nel mondo e che il mondo ci invidia.
Il racconto di una storia che non è solo quella di una borsa all'ultima moda, è un universo di passione, cultura di moderna imprenditorialita' e risultati riconosciuti in tutto il mondo.
Gucci diventato un simbolo di gusto, stile e qualità.
Il museo fiorentino è quindi un luogo dove si celebra un'esperienza di successo, si ammirano i modelli che hanno fatto la storia del marchio, si fa un'esperienza di stile.
Il Museo si sviluppa su tre piani, al piano terra si può trovare l'esposizione permanente con la grande sala Viaggio, dedicata alla valigeria e agli accessori, con articoli creati per il jet-set internazionale, che durante gli anni '50, '60, '70 hanno contribuito al lancio e al successo internazionale.
Il fondatore Guccio Gucci, per questa sua prima creazione, si ispirò ad una sua personale esperienza lavorativa: quella di portiere all' Hotel Savoy di Londra!!
Al primo piano si possono ammirare le icone del brend con tre sale espositive.
Prima, la sala Mondo Flora, che mette in risalto l'intramontabile motivo a fiori che nel tempo è stato declinato in molteplici interpretazioni e copie per la decorazione di Foulard eleganti, il bambù,
il nastro verde- rosso- verde e il tipico morsetto che appare su borse, calzature, accessoristica. 
Seconda, la sala Borse, percorso di design ed eccellenza artigianale che ricorda i modelli storici, divenuti veri e propri oggetti di culto (La Bamboo Bag e La mitica Borsa Jackie).
Tutto il percorso del primo piano termina poi con l'introduzione alla sala da Sera e alla sala Preziosi , meravigliosa sezione dedicata ai favolosi abiti per eventi esclusivi, abiti da red carpet, stupefacente l'abito dorato, in più sono esposte clutch uniche con oggetti di estremo valore.
Al secondo piano, il percorso continua con la sala detta della Logomania, spazio che ripercorre l’evoluzione del monogramma della doppia G, tracciando una storia nella storia il cui protagonista è l’intramontabile segno grafico divenuto emblema del made in Italy.
Infine, prseguendo la mostra, i temi Lifestyle e Sport completano il viaggio all’interno del museo, infatti possiamo ammirare una serie di oggettistica che investe ogni aspetto della vita quotidiana di un essere umano: dal set di bicchieri, alle lampade, al set da pic-nic.
Da ricordare, perchè non sono da meno, che all'interno del museo troviamo anche un caffè, un bookstore, un Icon Store.
Accoglienza di standard elevato. Grande preparazione del personale.

Erica Piacenza.

martedì 21 maggio 2013

Lettura 1C Il carroccio

L'abito e' un codice di segni,un modo per comunicare in modo visibile senza bisogno di parlare.L'abito e' l'identità di una persona,della società a cui appartiene e ciò che gli altri pensano di lui.Nel passato questo codice era molto più decifrabile, perché vedendo l'abbigliamento eravamo subito in grado di capire se faceva parte della nobiltà o del clero.Le leggi suntuarie imponevano un determinato tipo di abbigliamento sia per il clero che per la nobiltà .Questi codici infatti erano molto precisi e rigidi,sia nella forma che nel colore, nelle decorazioni e nei materiali.Negli anni però queste imposizioni sono cambiate, infatti proprio agli inizi  dell'800 ci furono innovazioni in campo teatrale.Fino ad allora si opponevano due tipi di idee:
 • Il costume di scena doveva restare quello che era stato per tutto il 600,cioè un miscuglio di vesti sfarzose e l'unico scopo era quello di colpire la fantasia.
• Proponeva costumi per ogni opera teatrale, realizzati in base al soggetto e alla scena, ai tempi e ai luoghi in cui era ambientata.
L'Ottocento fu il secolo delle pitture storiche e delle verosomiglianze.
Oggi l'abito può avere molti significati e solo con lo studio , l'analisi e la ricerca sartoriale si ha la conoscenza dei materiali,dei tagli, dei coloranti ecc...
Questa materia ci permette  infatti di studiare dall'origine della nostra Storia dandoci tante informazioni per poter capire il nostro oggi e il nostro futuro.

domenica 12 maggio 2013

STRUMENTI DI LAVORO DEL SARTO,IERI E OGGI

                      STRUMENTI DI LAVORO DEL SARTO
                                         IERI E OGGI  
Ago,Forbici,Spilli e Ditali,parole magiche di un hobby antico,ma mai fuori moda:il cucito.Attività spesso tramandata di madre in figlia,e che una volta imparata serve a modificare o realizzare abiti e accessori. Partendo dalla cassetta da cucito,possiamo dire che all’interno di quest’ultima non possono mancare:aghi di diverse dimensioni-forbici-cuscinetto per aghi e spilli-ditale-fili e metro. Partendo dall’ago,possiamo dire che è proprio grazie a questo sottile strumento che nasce l’abito.L’ago infatti è,ed era capace di unire due tessuti anche di materiali diversi unendoli tra loro.Inizialmente l’ago non era altro che una parte di animale(ossa),legno o una spina ricavata dalla foglia di Agave,tagliata parzialmente nella parte finale,in modo che restasse attaccata una parte di fibra usata come filo.Il problema dell’ago a quel tempo era che essendo fatto con materiali naturali come lesine,legno e piante non poteva essere troppo sottile o si sarebbe spezzato.Gli aghi quindi essendo abbastanza grossi,lasciavano anche un buco troppo grande,non potendo quindi essere usati su tessuti fini e leggeri,ma usato solo come punteruolo sulle pelli e sul cuoio.I primi ad introdurre gli aghi in acciaio furono gli Arabi.Questi aghi avevano il vantaggio di essere piu resistenti e non pieghevoli in punta.Fu poi a Norinberga che furono perfezionati e fabbricati in modo da essere estremamente funzionali.Un altro strumento abbinato all’ago è il ditale,che aveva la funzione di proteggere le dita delle mani,durante il lavoro di cucito.Il ditale è usato da millenni,con forme diverse,in base al tipo di materiale da cucire,adeguandosi allo sviluppo della struttura dell’ago.I primi ditali risalgono al neolitico e non venivano infilati sulle dita,ma venivano tenuti nel palmo della mano,proteggendo dalla cruna dell’ago,allora molto grossi.I ditali potevano essere fatti in pietra-bronzo e ferro.Il ditale vero e proprio compare piu di 2000 anni fa,con forma ad anello,aperto sulla punta,con incisioni concave sulla fascia.Alcuni “anelli” sono stati ritrovati in Cina in una sepoltura risalente al 200 A.C e negli scavi di Pompei.Il ditale chiuso come quello di adesso si diffonde nel medioevo,con forme bombate in metallo.Questi ditali erano molto costosi anche se non erano fatti con materiali preziosi.Nei secoli seguenti vennero prodotti con materiali preziosi,trasformandosi in piccoli oggetti ornamentali,oltre che strumenti d’uso preziosi come gioielli da esibire.All’inizio del diciannovesimo secolo inizia la produzione industriale,il metallo diventa sottile e la punta abbastanza piatta con la distribuzione dei buchetti regolari.I ditali moderni sono realizzati in acciaio inossidabile ma possono essere costruiti con:vetro-osso-bronzo-ferro-avorio-madreperla-legno-argento-oro.Altro strumento del sarto sono le forbici,utilizzate per tagliare materiali sottili che richiedono poca forza come carta,tessuti,corde,fili ecc..Adifferenza del coltello le forbici sono formate da due lame che possono ruotare attorno a un perno fisso.Lo sforzo è dato mediante l’azione meccanica esercitata sull’impugnatura,formata da due anelli nei quali si infilano il dito pollice ed il medio della mano.Le prime forbici risalgono all’Egitto,nel 300 A.C mentre le prime cesoie risalgono all’epoca Romana intorno al 100 A.C.Non ci furono in questi anni grandi innovazioni nella produzione fino al 1761,quando Robert Hincliffe produsse il primo paio di forbici in acciaio fuso.Hincliffe dovette risolvere una serie di problemi tecnici.Uno dei primi problemi infatti erano i buchi per l’impugnatura.L’unità di misura piu antica del sarto era inizialmente il palmo della mano o spanna,la quale si riportava su uno spago che veniva annodato in corrispondenza della misura presa.Il sistema metrico si ha in Francia nel 1791 in piena rivoluzione.Questi sistemi si sono affermati in tutto il mondo,inizialmente nei paesi non anglossassoni e piu recentemente in quelli inglesi.Nei primi sistemi metrici c’erano due unità fondamentali:il metro per la lunghezza e il grammo per la massa.Il metro infatti è uno di quegli strumenti senza il quale il sarto non puo lavorare con precisione.E’ l’unità di misura del sistema internazionale.In Italia il metro è stato attuato mediante il campione dell’istituto nazionale di ricerca metrologica di Torino.Altro oggetto un tempo utile al sarto erano gli scaldamani in ceramica,utilizzati per scaldare le mani,aggiungendo all’interno dell’acqua calda.Altri piccoli strumenti di ieri e di oggi sono il portaspilli,il gessetto del sarto triangolare e facilmente removibile,Fili e altri oggetti di decorazione come bottoni e cerniere.
                                                                                                                  Jlenia Serpa

MUSEO ANTROPOLOGICO ED ETNOLOGICO


MUSEO DI ANTROPOLOGIA E ETNOLOGIA



Il Museo Nazionale di Antropologia ed Etnologia è una sezione del museo di Storia Naturale. Fondato nel 1869 da Paolo Mantegazza, è il primo museo europeo del suo genere.
Ospita collezioni di particolare interesse scientifico provenienti da ogni parte del mondo, divise per provenienza geografica. Di particolare interesse sono i reperti eschimesi che il visitatore può ammirare nelle prime sale del museo: oltre all’oggettistica di uso quotidiano e per la caccia, vi sono esposti interessanti costumi impermeabili fatti con strisce di budelli di cetaceo cucite insieme e adornati con piccole piume. Proseguendo all’interno del museo sono esposte collezioni riguardanti le popolazioni Ainu del Giappone e ai nativi americani. Nel primo caso si tratta di vesti e reperti, soprattutto con funzioni rituali, raccolti da Paolo Mantegazza, nel secondo si tratta di una sala totalmente dedicata ai cosi detti Indiani d’America, con reperti classificati secondo la provenienza della tribù. Curiosi sono i calzari delle tribù delle praterie che mantengono gli zoccoli dell’animale dal quale sono stati ricavati.
Nel museo si trova anche una piccola sala dedicata alla fisionomia dell’essere umano con calchi facciali molto affascinanti. Molto interessante è l’area dedicata all’Antico Perù: qui troviamo vari reperti precolombiani e diversi corpi mummificati naturalmente, alcuni dei quali si trovano in curiosi cestini per poterli trasportare durante le festività dedicate ai defunti che curiosamente si svolgevano i primi di Novembre.
Proseguendo c’è la ricchissima collezione dedicata all’area Asiatica, in particolar modo a quella indonesiana con costumi, armi, oggetti di uso quotidiano e rituale e alcune riproduzioni in scala di capanne tradizionali. Nella sezione dedicata all’Oceania, invece, troviamo i reperti raccolti dall’esploratore James Cook durante il Settecento. Particolarmente impressionanti sono le armi e i resti umani con i quali si adornavano alcune popolazioni antropofaghe della Polinesia.
Alla fine del percorso del museo troviamo l’area dedicata ai reperti africani: Bantù, Pigmei, Somali ed Eritrei sono alcuni dei popoli che ritroviamo in quest’area ricca di oggetti ornamentali, armi, tessuti, strumenti musicali e suppellettili domestiche.

Elena Scopetani

GALLERIA DEL COSTUME


GALLERIA DEL COSTUME


La Galleria del costume, situata nella Palazzina della Meridiana di Palazzo Pitti, è l’unico museo statale che si occupa di costume. La scelta dell’ubicazione non è casuale. Infatti, nel 1951, proprio a Palazzo pitti si svolse la prima sfilata di moda dalla quale nacque poi il made in Italy.
La galleria nasce negli anni ’80, periodo in cui iniziano i primi stuti italiani sulla storia del costume. Contiene numerosi abiti, in buone condizioni, esposti in teche antipolvere, che sono sostituiti ogni due o tre anni poiché abiti così delicati hanno bisogno di riposo.
Le varie sale sono divise per epoche, descrivendo in modo dettagliato il vario susseguirsi di stili e mode, accostando abiti antichi originali a creazioni moderne del made in Italy, così da poter apprezzare l’intramontabilità di alcuni stili e modelli, come ad esempio lo stile Impero o le variazioni di frange e perline tipiche degli anni Venti.
Oltre a questi interessanti confronti, si possono ammirare anche alcuni esempi iconici e inconfondibili dello stile italiano come ad esempio le stampe di Emilio Pucci o le plissettature di Fortuny.
Senza dubbio però, gli abiti più rari e preziosi della galleria sono i vestiti funebri del granduca Cosimo I dé Medici, di sua moglie Eleonora di Toledo e del loro figlioletto don Garzia, mancato all’età di quindici anni a causa di un attacco di malaria. Gli abiti sono stati ritrovati nelle tombe della basilica di San Lorenzo e sono stati restaurati da Janet Arnold

Elena Scopetani

MUSEO FERRAGAMO


MUSEO FERRAGAMO


Quando sono stata a visitare il museo di Salvatore Ferragamo avevano da poco cambiato l’allestimento della mostra. Sono stata catapultata più che in un museo, in un mondo delle favole. Il nuovo allestimento, infatti, si chiama “Il calzolaio prodigioso, fiabe e leggende di scarpe e calzolai” e, nonostante sia un po’ caotico a mio avviso, dà l’impressione di entrare in una fiaba. All’ingresso sono esposti numerosi modelli del creativo calzolaio e si ripercorre la sua storia sin dagli esordi, proprio come fosse una storia magica per bambini. Non a caso, in una sala adiacente, è proiettato il cortometraggio “White Shoe” del regista Mauro Borrelli, liberamente ispirato a un episodio della vita del giovane Salvatore. Racconta, infatti, la prima creazione dello stilista: un paio di scarpette bianche create in una notte per la prima comunione della sorellina. Oltre a questo corto viene proiettato anche il film del ’48 “Le scarpette rosse”.
Tutto è impostato sulla relazione tra favola, leggenda, mito e scarpe. Dello stilista non c’è molto in esposizione ma in compenso ci sono molte opere interessanti di altri artisti che sono stati ispirati o hanno rivisitato il mondo di Ferragamo. Ad esempio i simpatici dipinti dell’artista americana Ann Craven che ripropone simpaticamente alcuni modelli dello stilista campano. O ancora gli anfibi alati di Annette Lumieux, pensati per moderni Hermes, i dipinti di Mimmo Palladino e uno dei primi manifesti pubblicitari per Salvatore Ferragamo realizzato da Fernando Baldi.

Elena Scopetani

MUSEO GUCCI


MUSEO GUCCI


Situato nel centro storico di Firenze, in un monumentale palazzo affacciato su Piazza della Signoria, il Museo Gucci offre un viaggio all’interno della storia della celebre maison fiorentina.
L’allestimento museale si snoda su tre piani espositivi e parte proprio dalla sala intitolata “Viaggio”, nella quale si racconta la storia del giovane Guccio Gucci che iniziò la sua produzione proprio partendo da quegli articoli da viaggio dai quali era rimasto affascinato durante la sua esperienza lavorativa londinese all’Hotel Savoy come facchino.
Al primo piano troviamo invece tre differenti sale. La prima è dedicata al “Mondo Flora”, il motivo floreale creato dall’illustratore Vittorio Accornero per decorare i foulard della maison e che diventa un vero e proprio simbolo della casa di moda fiorentina insieme al bambù, al nastro verde-rosso-verde e al morsetto che compaiono ripetutamente su borse abiti e accessori. Seguendo la mostra si arriva alla zona della borsetteria, dove sono riproposti i più celebri modelli Gucci come la Bamboo Bag o la Jackie. Proseguendo si arriva in una delle sale a mio avviso più emozionanti del museo: la sala “Evening” dove sono esposti alcuni degli abiti creati appositamente per i red carpet e gli eventi più esclusivi. Stupendo è l’abito dorato creato per l’ultima campagna pubblicitaria del profumo Gucci Première, ma ci sono anche altri abiti che tra piume e lustrini fanno davvero sognare.
Al secondo e ultimo piano del museo troviamo una sala dedicata alla “Logomania” e al simbolo GG emblema della maison che fin dagli anni ’60 compare sulle chiusure delle borse. Ma non è solo su borse, abiti e accessori che lo stile Gucci si sbizzarrisce. Proseguendo la mostra possiamo, infatti, ammirare una serie di oggettistica che investe ogni aspetto della vita e del tempo libero: dal set da pic-nic ai giochi di società, dalle lampade da tavolo ai set di bicchieri, tutto rigorosamente firmato Gucci. L’ultima sala infine è dedicata a uno degli articoli più rappresentativi e iconici della produzione Gucci: il mocassino con il morsetto di metallo composto da due anelli uniti da una barretta, creato dalla maison nel 1953 ma tuttora attualissimo, un classico che non tramonta mai.

Elena Scopetani